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Appunti sui concorsi musicali

IL MONDO DELLA MUSICA (Anno XIII – n. 2  (Luglio-Dicembre 1975)

 

 

 

Carlo Alberto Pizzini: Appunti sui concorsi musicali

I concorsi musicali, un tempo molto rari e quasi esclusivamente riservati all’assegnazione di posti nelle organizzazioni musicali si sono oggi diffusi ovunque, assumendo ritmo periodico e riempiendo tutto il corso dell’anno, sì da lasciare ai concorrenti, il solo imbarazzo della scelta, per accordare la loro preferenza a questa o a quella competizione, considerando i vantaggi offerti da ciascuna di esse.
L’aver partecipato, per oltre 40 anni, a giurie di concorsi nazionali ed internazionali, l’essermi occupato anche di audizioni e concorsi alla Radio e alla Televisione, con ritmo talvolta quindicinale, mi consente di scrivere questi appunti, in base all’esperienza acquisita in tanti anni di assiduo ed appassionante lavoro.
Considero “padre” di tutti i concorsi musicali, quello di Esecuzione Musicale che si tiene annualmente a Ginevra. Organizzazione perfezionatasi attraverso molti anni di attività mossa dall’amore e dal fervore inesauribili del suo ideatore ed animatore, il viennese Dott. Federico Liebstoeckl, cittadino svizzero, Segretario Generale e non soltanto del Concorso di Ginevra, ma anche della Federazione Internazionale dei Concorsi Musicali, che ha sede a Ginevra e, quali presidenti prestigiosi musicisti come Henri Gagnebin, Andrè Francois Marescotti, ecc.
E’ la cordialità dell’onnipresente Dott. Liebstoeckl, a dare il benvenuto a giurati e concorrenti, nella Segreteria del Concorso nel Conservatorio di Ginevra (in effetti un’aula di pianoforte, trasformata per l’occasione in quartier generale del Concorso) saluto non solo affettuoso ma spesso accompagnato da abbracci e baci, che stabiliscono subito quella atmosfera necessaria per far sentire tutti gli intervenuti, a loro agio.
Desidero aggiungere che la disponibilità premurosa e competente del Segretario Generale e delle sue collaboratrici, prime fra tutte la gentile signora Rose-Marie Liebstoeckl, costituisce la serra più adatta per far fiorire le pianticelle venute dai cinque continenti.
Nella segreteria, dietro all’ampio bancone o alla macchina da scrivere, potrete sempre trovare il Dott. Liebstoeckl in maniche di camicia e con una sigaretta cronicamente incollata sulle labbra sorridenti.
Come è importante l’accoglienza, in una città spesso sconosciuta ai concorrenti e dove arrivano con un particolarissimo stato d’animo! Devo ricordare a questo proposito anche la signora Maria de Lerin-Villardell figlia del fondatore del Concorso Int. Di Canto “Francisco Vinas”, Dott. Jacinto Villardell (genero di F. Vinas) che, dopo la morte del padre, è stata la l’organizzatrice ed animatrice del Concorso di Barcellona, efficacemente coadiuvata dall’instancabile Segretario Generale della Gioventù musicale Spagnola, Dott. Manuel Capdevila-Font.
Il Concorso di Ginevra è efficacemente sostenuto e potenziato dal mecenatismo elvetico e dalla corale collaborazione dei musicisti svizzeri, organizzato con la precisione del Paese degli orologi, ma con l’esiguità di mezzi e personale, che lascia stupiti gl’intenditori di organizzazione. Invece il concorso Vinas non può contare su efficaci aiuti ufficiali e deve la sua esistenza alla completa dedizione della signora De Lerin-Villardell (un’ottima pianista).
E’ strano constatare come sia difficile trovare gli aiuti per fare del bene, mentre è facilissimo trovarne per altri scopi! Anche il giovanissimo Concorso Int. Di Canto di Atene, che dal 1975 ha inserito il nome della Grecia fra quelli de Paesi organizzatori di competizioni musicali, Concorso dovuto alla coraggiosa iniziativa del “Centro di Cultura Athenaeum”, presieduto dalla signorina Louly Psichoulis, anche questo concorso, dicevo, non ha trovato subito quegli aiuti economici necessari per procedere senza molte preoccupazioni. Fortunatamente molte illustri personalità della cultura greca hanno immediatamente aiutato l’iniziativa. L’Istituto Italiano di Cultura di Atene, ha anche ospitato nei suoi locali, le prime eliminatorie della competizione.
La seconda edizione del Concorso avrà luogo in Atene dal 23 al 28 marzo 1976.
E’ ovvio che competizioni di ben più ampio respiro e che richiedono quindi mezzi più importanti, non possono avere ritmo annuale. Il Concorso Int. per Giovani Cantanti Lirici, ha luogo a Sofia ogni tre anni. Non tutti sanno che ai candidati finalisti viene data la possibilità di interpretare, nel ruolo principale, un’intera opera lirica, in uno spettacolo completamente e perfettamente organizzato in teatro, davanti a un pubblico attento ed entusiasta. E’ comprensibile che partano favoriti quei giovani che già hanno avuto modo di cantare in teatro, comunque è stato in seguito al voto espresso dalla Giuria del 1973, che ai finalisti del prossimo Concorso (1976) verrà dato il modo di provare l’intera opera con l’orchestra, mentre fino ad ora, la prova aveva luogo col solo pianoforte. Presidente della Giuria, l’indimenticabile M° Cristo Brambarov, morto nel 1974, già cantante, poi insegnante di fama (Ghiaurov è fra i suoi allievi).
A Mosca il “Ciaikowski” viene organizzato ogni 4 anni col competente interessamento della Direzione dei Concorsi Internazionali, del Ministero della Cultura e con il prezioso apporto dell’Unione dei Compositori Sovietici nonché la disponibilità di due ottime orchestre sistemate nella grande sala del Conservatorio e nella bellissima Sala dei Sindacati, illuminata come il palazzo delle fate.
Il Concorso di Ginevra dispone della bella sala del Conservatorio, del Palais Eynard, della Vittoria Hall e perfino di auditorii della Radio (Suisse Romande). Il “Vinas” delle sale del Collegio degli Avvocati, del Palazzo della Musica, del Grande Teatro del Liceo.
Pars magna dell’organizzazione di un Concorso, sono gli accompagnatori al pianoforte: guai se non funziona questa branca! Non è raro infatti che la collaborazione pianistica non efficiente, finisca, per fortuna in pochi casi, col compromettere l’esito di una prova. La perfetta intesa fra gli esecutori è assolutamente indispensabile ed è per questa considerazione che molti concorrenti vengono accompagnati dal proprio pianista. D’altra parte ci sono degli accompagnatori che trasformano la loro collaborazione in opera d’arte, così come avvenne a Ginevra per opera della giovane pianista jugoslava Nadia Kecman.
La formazione della Giuria è un elemento importantissimo per la riuscita di un concorso ed approvo pienamente il concetto ginevrino di non limitarne la partecipazione, a tecnici specializzati, ma aprirla a musicisti di provata esperienza e buon gusto. Infatti se il giurato diremo così “specialista” è portato a giudicare i candidati secondo una sua ottica particolare, il musicista considera la prova in funzione dell’arte, beninteso senza trascurare la tecnica, ma non facendo di questa l’elemento determinante del proprio giudizio.
Per quanto mi riguarda ho seguito e seguo, nel giudicare, questa successione: musicalità-qualità del mezzo espressivo-tecnica-stile di esecuzione. Nella musicalità comprendo anche il senso del ritmo, in singolari casi stranamente assente, così come l’esatta percezione del tempo forte, carenze che, a mio avviso, escludono a priori qualsiasi possibilità di utilizzazione musicale.
Nei primi concorsi il canto non aveva particolari divisioni; in seguito il canto da concerto è stato differenziato da quello lirico (nel senso di “destinato al teatro”). La familiarità con le belle voci rende i giurati italiani particolarmente esigenti in questo settore di esecuzione, né si lasciano fuorviare da considerazioni stilistiche quando le qualità vocali compromettono in partenza un buon risultato. Ricordo un tenore dalla voce fortemente belante, che originò una lunga ed accesa discussione fra i giurati. Richiesto se anche io lo trovassi buono risposi:”Forse, ma… allo spiedo”. Il poverino non riuscì.
Ricordo altresì un’ altra discussione, da me sostenuta in favore di una cantante lirica dalla voce magnifica, che un paio di giurati non volevano far cantare con l’orchestra. Riuscii a convincere i colleghi e la concorrente ottenne un meraviglioso successo ed il 2° Premio.
A Ginevra, al Vinas e in altri posti, le prime prove eliminatorie vengono effettuate dividendo i concorrenti, dalla giuria, con una cortina di stoffa. Molto si è scritto e si è discusso su questo tema, io dichiaro che sono favorevole a questa divisione, perché consente di concentrare tutta l’attenzione sull’ascolto .
Uno dei canoni fondamentali della TV è che l’audio è calcolato 1/6 ed il video 5/6. Per Radio invece l’audio è 6/6. Ecco l’importanza che il giudizio di ascolto non venga influenzato da quello visivo. Certamente una bella presenza non guasta, ma un ottimo interprete , non adeguatamente dotato nel fisico, potrà sempre trovare una sua utilizzazione (Radio, registrazioni, ecc.) né ritengo che in tutti i teatri, come al Metropolitan di New York, si annetta una determinante importanza alla prestanza fisica.
Per scrupolo di sincerità devo confessare che, in uno dei concorsi di Ginevra, non so se una cantante che vinse il 1° Premio, avrebbe totalizzato l’unanimità dei consensi alla prima eliminatoria, se questa fosse avvenuta senza sipario!
E’ naturale che ciascun essere umano sia portato ad amare preferibilmente la propria casa, ma è assoluto il dovere di ogni componente la giuria, di soffocare questo sentimento, quando è chiamato a giudicare un concorrente. La bandiera a cui rendere gli onori, è quella della Musica, non già quella del proprio Paese.
A mio avviso il voto deve restare segreto, pur riservando al Presidente della Giuria, la facoltà di chiedere la giustificazione di un voto diremo così non allineato con quelli della quasi totalità della commissione. Ricordo un paio di volte, a Ginevra, i Presidenti Gagnebin e Roger Vuataz, chiedere ragione di voti fortemente… dissonanti. In certi concorsi è richiesta la firma del voto, in altri non entrano nel calcolo per effettuare la media, il voto più basso e quello più alto riportati dal concorrente medesimo. Non basta essere un grandissimo artista per saper giudicare efficacemente. Ritengo molto onesto, oltre che intelligente, il sistema di votazione adottato a Ginevra per le prime eliminatorie. In esse ogni giurato può dare uno dei seguenti giudizi: sì – no – eventuale. Gli “eventuali” vengono discussi in seguito e spesso garantiscono, come prova d’appello, la seconda eliminatoria. E’ noto d’altronde come sia difficile assegnare dei voti alle primissime prove, anche in relazione a quello che si dimostrerà essere il livello artistico dei concorrenti. Giudicare comporta una responsabilità enorme: pertanto è bene adottare il sistema che riduca al minimo le possibilità di sbagliare.
In alcuni concorsi, alla prova finale, vengono inclusi nella giuria altri elementi, ma in numero tale da modificare sostanzialmente l’entità dei giudizi precedentemente emessi e formatisi attraverso le successive eliminatorie. Un giudizio obbiettivo deve essere riferito a tutte le prove di un concorrente e non soltanto a quella finale.
Se la formazione della commissione prevede la partecipazione di “Osservatori” è doveroso che questi siano invitati ad assistere alle deliberazioni e all’assegnazione dei premi e non siano allontanati dalla giuria nel momento più importante.
Per le “finali” con orchestra e particolarmente per quelle di musica lirica, sarebbe auspicabile  che la direzione d’orchestra venisse affidata a musicisti pratici dei maggiori repertori operistici, cominciando da quello italiano che in tutti i concorsi finisce col costituirne la base. Non basta la sensibilità: occorre che egli conosca i “tempi” tradizionali di esecuzione e le varie particolarità dei brani da accompagnare. Lo scorso anno ho assistito alle finali di un grande concorso internazionale: ebbene il direttore d’orchestra ignorava i veri tempi del Don Carlos di Verdi, ponendo quindi nei pasticci i solisti bene addestrati. In un altro concorso rammento quanta fatica fece un baritono per indurre il direttore d’orchestra all’esatta interpretazione del verdiano “Ballo in maschera”. Sarebbe auspicabile che la direzione delle prove liriche con orchestra, venisse affidata a vecchi “sostituti”, padroni del repertorio e con perfetta conoscenza dei tempi di esecuzione.
Molti concorrenti considerano un concorso come un gioco d’azzardo, così come la maggioranza dei candidati lo considera un traguardo di arrivo anziché uno striscione di partenza. Si parla sempre di emozione e di paura, confondendo le due sensazioni, infatti se l’emozione deve costituire il pane quotidiano del vero artista, la paura va padroneggiata dalla coscienza di essersi sottoposto ad una appropriata, serissima preparazione. Si sa, ogni esibizione si trasforma in un esame; Arturo Toscanini, in  età matura, confessava di  essere sempre emozionato, prima di salire sul podio. Perciò emozione sempre, ma paura in così piccola dose, da non considerarla tale e da eliminarla facilmente. Nel 1946 chiesi a Wilhelm Backhaus (mi trovavo a Vevey) quanto tempo avesse impiegato per fare suo l’inizio del 4° Concerto di Beethoven, del quale era interprete inarrivabile. “Vent’anni – rispose – ed ogni volta che lo eseguo, ho un’emozione birbona! (sic).
Un concorso è il miglior banco di prova per la personalità di un artista e richiede il massimo impegno nella preparazione ed umiltà nella partecipazione. Un tenore giapponese, al Vinas di Barcellona, rimase sorpreso sentendo leggere il suo nome tra quelli dei vincitori dei premi. “Non ero venuto per vincere”, confessò poi candidamente. Che bell’esempio!
Bisogna dolorosamente riconoscere che tanti insuccessi, sia nelle audizioni, sia nei concorsi, non sono da imputarsi al concorrente, ma ai suoi insegnanti. Quante belle voci ho ascoltato, rovinate irrimediabilmente da sedicenti maestri!  Ruoli sbagliati, repertori non adatti alle possibilità vocali ed interpretative. Quanti soprani “corti” inutilmente camuffati da mezzosoprano, se non addirittura da contralto.
E’ umano, ed anche necessario, avere delle aspirazioni, ma occorre che esse siano giustificate da quelle che sono le effettive possibilità per realizzarle. Gli insegnanti capaci ed onesti parlino chiaramente agli allievi, anche a rischio di diventare impopolari, cosa che spesso avviene quando si dice coraggiosamente la verità.
La scelta del repertorio è fattore determinante per la riuscita, ma molto spesso si deve constatare che quello scelto dal candidato non è quello a lui più congeniale. Una bravissima cantante statunitense, che interpretò mirabilmente l’”Incarnatus est” della Messa di Mozart, naufragò poi nelle acque dell’Otello verdiano. Più di una volta, alla RAI, durante le audizioni, consigliammo ai candidati di ripresentarsi con musiche indicate dalla Commissione. E nell’audizione successiva riuscirono vittoriosi.
Credo nei giovani, dei quali ho costantemente apprezzato l’agonismo senza riflessi di bandiere o di scuole. Gli applausi frenetici, riscossi dal sedicenne pianista Friedeich Gulda, nel 1946 a Ginevra, partivano nella maggior parte dagli altri concorrenti, entusiasmati da un’eccezionale interpretazione beethoveniana.
Mi è stato chiesto sovente, da amici e colleghi, quali siano generalmente i concorrenti meglio preparati. Statisticamente rispondo: giapponesi, statunitensi, tedeschi, russi e, in generale, coloro che provengono dall’ Europa dell’Est. La Romania presenta squadre di concorrenti perfettamente preparati; le voci bulgare mietono allori.
Non tutti gli italiani sono a conoscenza che l’Accademia Nazionale di Santa Cecilia, in Roma, si offre, prima di alcuni concorsi internazionali (per esempio quello di Ginevra) di ascoltare coloro intendono parteciparvi. Ciò non per anteporre un giudizio diremo così, nazionale, a quello internazionale, ma per poter corrispondere un contributo economico a concorrenti italiani. Quando si affronta una prova impegnativa , con le qualità indispensabili ad una seria preparazione, il successo non può mancare. In bocca al lupo!   

 

                                                                                                                               C. A. PIZZINI